Archive | March 2013

NON COMPRATE QUESTO DISCO è il singolo estratto dal nuovo album dei LOLAPLAY

Una band non convenzionale: impatto e sperimentazione sonora su basi rock e dance con elettronica dosata e testi lontani dall’intimismo, tra realtà e visione onirica.

L’idea del brano “Non comprate questo disco”, cosi come quella del video che scimmiotta una trasmissione televisiva e gli ospiti che lo share prevede, rappresentano perfettamente il senso dell’intero nuovo album. Da anni, infatti, assistiamo ad uno sforzo sempre più riuscito di plasmare idee, gusti, mode, stili di vita attraverso i mezzi di comunicazione e non solo. La possibilità di scelta sembra esaurirsi giorno dopo giorno mettendo a rischio quello che di più sano possiede un ascoltatore: la curiosità! La gente sta perdendo la capacità di scegliere poiché le cose, spesso, non vengono piu’ proposte, ma propinate.

“La Città del Niente” – Il filo conduttore della composizione ne sarà anche trama e ordito. L’amalgama che unisce i brani tra loro è rappresentata dalla posizione, mai comoda, di confronto tra il cuore della band e l’ambiente esterno (musicale, sociale, culturale), un ambiente spesso sterile e in cui la fantasia creativa ha lasciato troppo spazio alla infertilità dei terreni sempre più omologati, terreni confiscati alla possibilità di sviluppare una visione personale di quanto accade fuori e dentro. Terreni che sono occhi, orecchie, pelle, istinti. Dai brani emerge una forte contestazione, a volte ironica ma più spesso accesa nei toni e nell’eloquenza. Da un lato il senso di inadeguatezza che si può provare in un ambiente chiuso e ostile, dall’altro l’inevitabile rivoluzione che esplode da dentro, nello scoprire che è l’ambiente ad essere inadeguato alla crescente sete di verità, che la città è vuota e che non sa essere più così vanitosa quando le togli i vestiti di carta che indossa.. in un momento la meditazione si trasforma in impulso reattivo. E fortemente reattivo diventa così il sound, dinamico, esplosivo a tratti, contraltare di una componente dolce, pensata, che non perde mai la sua efficacia sull’ascoltatore attento.

Il progetto Lolaplay nasce nel 1999. Nel 2002, primo Ep dal titolo “L2”; Nel 2004, secondo EP dal titolo “Piccola anteprima d’onda anomala” che contiene anche alcune tracce embrionali di quelli che poi diverranno brani della prima vera produzione discografica. “Incomprensibili strategie”, questo il titolo del primo album, esce nel 2009. I brani dell’album sono stati la base portante dello spettacolo live che la band ha proposto su svariati palcoscenici, raccogliendo consensi da parte del pubblico che, sempre più numeroso, partecipa ai loro concerti lungo la penisola. Le canzoni dell’album sono entrate in concorso nella rassegna “Primo Maggio tutto l’anno 2009” , concorso che porta i vincitori sul palco in Piazza San Giovanni a Roma il 1° maggio. Vincitori delle selezioni per la Lombardia i Lolaplay arrivano ad essere scelti per le finali nazionali con altre 30 band. Chiusa la lunga tournée a fine 2010, i Lolaplay si richiudono in studio per la preproduzione del secondo progetto. Le registrazioni iniziano nel 2011 presso gli studi della GodZ di Milano, avvalendosi anche della preziosa collaborazione di Luca Serpenti. Il nuovo album si intitola La Città del Niente.

KETTY PASSA & TOXIC TUNA: TORNA LA BAND MILANESE

CON ‘ULTIMO TANGO’, SINGOLO ESTRATTO DA #CANTAKETTYPASSA.
Crossover di dub, pop, elettro, swing, reggae, funky e ogni tanto un pò di ska-punk, dato che dai ’90 non si esce vivi!
ULTIMO TANGO: Guardarsi intensamente e respirarsi un’ultima volta, prima di allontanarsi con la consapevolezza che nulla è eterno, ma che si potrebbero allungare i tempi parlando meno e ballando di più, godendosi le vibrazioni che offre lo spirito.
KETTY PASSA & TOXIC TUNA
Il progetto Toxic Tuna nasce nel 2005, con l’ingresso di Ketty Passa alla voce in seguito a pochi anni precedenti di sperimentazione di suoni che seguono la scia degli anni ’90.*
La parentesi interpellata è quella della musica in levare: si seguono le movenze del jazz e del rocksteady, ma subito si comincia a comporre in un’ottica molto più melodica.
Come ogni band che ama salire sul palco e far sentire la proprie creature, si girano in lungo e in largo lo stivale, al punto tale da scriverci anche un brano (LO STIVALE) che nel 2008 diventa parte di un lavoro autoprodotto, chiamato Elegante.*
Due anni più tardi vincono gli MTV New Generation Contest e salgono sul parlco degli MTV Days con Roy Paci ed Africa Unite (lo stesso Bunna in seguito a questo evento li invita come ospiti all’interno del suo programma su LifegateRadio, mettendoli onstage live all’ AQUA di Torino, nella cornice dei suggestivi Murazzi), oltre al mainstage dell’edizione del 2010 di ItaliaWave, Livorno, in cui condividono il palco, tra i più, con Daniele Silvestri.
Arriviamo al dunque: nel 2010 succede qualcosa.
La formazione cambia e la voglia di sperimentare altre sonorità anche.
L’ingresso di Leo alle tastiere, Jacopo alla chitarra e Lupon alla batteria, mette la band nella condizione di creare qualcosa di diverso.
Ed ecco che arriva un disco nuovo: Ketty e Leo si ritrovano a vivere un’esperienza simile e cominciano a comporre assieme dando voce al cuore, che si sa, si fa sempre fatica ad interpellare, soprattutto quando c’è da condividerne le sofferenze.
Nel gennaio 2011 parte la maratona alla composizione e nel giugno dello stesso anno c’è un disco nuovo, che ha solo bisogno di essere impacchettato e prendere forma.
Durante quell’estate Ketty, tra le varie date del tour di Rezophonic di cui fa parte, parla con Olly (Riva), cantante e produttore del progetto e gli confida di aver scritto una sequenza di brani nati da situazioni tristi e molto intense, con la collaborazione della band, che abbandona l’attitudine “cighiroppaa” dello ska ed arriva ad esplorare molto di più i mondi in minore.
Olly prende a cuore il progetto, i testi, la band e decide di diventare produttore di un disco che uscirà dal guscio e si chiamerà #cantakettypassa, un gioco di parole senza troppe pretese e che a pensarci bene non necessita nemmeno di troppe spiegazioni.
Il tutto accade nello studio di Mario Riso, alla Rocker S.R.L.*
A giugno del 2012 esce “Criminale”, il primo singolo con tanto di videoclip.
I Toxic Tuna ricominciano a girare tra i palchi già dalla stessa estate, ma per l’uscita del disco si dovrà aspettare la venuta dell’inizio del 2013, visto che per fortuna i Maya non avevano ragione!
E allora.. MUSICA MAESTRO!

Per tutto il resto.. #cantakettypassa

  
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La band KACHUPA in collaborazione con SLOW FOOD presenta il cofanetto “TERZO BINARIO”

La band KACHUPA in collaborazione con SLOW FOOD presenta “TERZO BINARIO” un cofanetto contenente il disco “TERZO BINARIO” ed il libro “SE LA TARTARUGA S’ABBRONZA” (Storia di una band musicale).

MARRAKECH E’ IL SECONDO SINGOLO ESTRATTO.

La prefazione al libro è firmata da Carlo Petrini, patron di Slow Food e ideatore del progetto*”Mille Orti In Africa” a cui verrà devoluto parte del ricavato, e da Gianmaria Testa.

TERZO BINARIO: dopo anni di strade, teatri e palchi, i Kachupa ultimano quello che si può definire il loro lavoro più completo e originale, frutto di una tradizione lontana, con un occhio verso la modernità. Il CD Terzo Binario contiene 13 brani originali, che parlano di viaggi, di musica e danze sotto la luna. Parlano del viaggio più lungo e faticoso, del viaggio dentro se stessi, ma sempre con una buona dose di ironia e con una grande attenzione al ritmo. Un disco scritto, suonato ed arrangiato dalla stessa band, mixtato da Carlo Miori presso Only Music Studio di Bruino e masterizzato da Steve Fallone presso lo Sterling Studio di New York. Il brano El Chupitero vanta la collaborazione di Roy Paci. Il secondo singolo estratto da Terzo Binario è Marrakech Questa canzone nasce nei mercati di Vucciria e Ballarò (Palermo), ispirata dal vociare confuso e vero della vita all’interno di un mercato; il mercato che mette in circolo le idee quando c’è anche l’umano, quando c’è la parola. I sempre più grandi centri commerciali rendono tutto è uguale, inscatolato, catalogato e inodore. Qui c’è il silenzio orrido dell’individualismo; gli scaffali del benessere diventano muri freddi e impenetrabili. Non si parla più, se non per dire “grazie” e “buona sera” o “arrivederci”. Addio pensionata parola, meraviglioso logos metafisico; “benvenuta” maledetta bestia del consumo. Il mercato della piazza e delle strade è invece un vociare: forte, confuso, a volte stupido: ma quanto è umano! Viva l’Italia delle piazze, viva il foro e viva l’agorà! In questi luoghi affondano le radici delle nostre relazioni. Viva il mercato che mantiene le diversità, che tiene vivi i profumi e gli odori, senza condizionatori e omologazioni. Viva il mercato della gente, viva la voce popolare: questa è l’integrazione che dobbiamo salvare. Questa è la democrazia che nessuno ci deve rubare.  SE LA TARTARUGA S’ABBRONZA: l’idea di scrivere un libro che racconti la straordinaria storia della band Kachupa nasce dall’esigenza profonda dei suoi membri di comunicare il fermento di idee che stanno dietro le loro musiche ed il loro particolare modo di fare musica. Il libro, organizzato in capitoli scritti da ogni componente della band o da persone che hanno partecipato attivamente al progetto Kachupa, ripercorre le tappe più significative di questa band, nata alcuni anni fa da un sogno avuto in Africa da Davide Borra, musicista classico diplomato al Conservatorio, che suonando insieme alla gente di uno sperduto villaggio africano intuisce il grande valore della musica come linguaggio universale che mette in relazione in modo unico e straordinario persone anche molto diverse tra di loro. Davide sogna di fondare una band che faccia di nuovo risuonare nelle piazze del mondo quel brivido di relazione e di umanità vissuto a Capo Verde. Lo stesso anno Davide partecipa ad un concorso internazionale di musica nei pressi di Verona e conosce la pianista bulgara Lidiya Koycheva, figlia di Neno Koychev, noto musicista dei balcani. I due si innamorano ed insieme ad altri tre ragazzi formano una band che viene battezzata con un nome significativo: Kachupa, il piatto tipico e unico di Capo Verde, quel villaggio africano da cui era sorto il sogno, fatto di un miscuglio di alimenti diversi, semplici e naturali. Il leit motiv del libro è il DNA del gruppo: integrazione, relazione, rispetto delle diversità culturali e rispetto dei ritmi della natura interna ed esterna all’uomo. Non manca una puntuale introduzione sui valori fondanti della band, ancorati al patrimonio filosofico e culturale di riferimento, utilizzando un linguaggio sobrio e divulgativo, ma concettualmente ben fondato. Si spazia da Bergson ad Heidegger fino ad arrivare al noto sociologo Bauman, solo per citarne alcuni. Anche vari aneddoti coloriti e molto divertenti sulle vicende vissute dalla band: dalle tournée in giro per l’Italia e all’estero, suonando nelle piazze e nelle strade, fino ad arrivare ai grandi concerti su palchi importanti non solo in Italia ma anche all’estero. Leggendo il libro ci si divertirà molto, spaziando dalla vita estiva sui furgoni alla finale delle selezioni di Sanremo alla condivisione del palco con artisti come Vinicio Capossela, Eugenio Bennato, Modena City Ramblers, Casinò Royale, etc. Un percorso ricco di soprese, di affetti, di vita vissuta facendo comunità, fratellanza e integrazione. Un libro che la Kachupa ha sentito profondamente di dover scrivere per i suoi già numerosi fans e, soprattutto, per farsi conoscere da chi ancora non li conosce e intende sposare, insieme a loro, la causa dell’integrazione, della comunione contribuendo da protagonista a dare un nuovo volto alla globalizzazione. A cominciare dalla musica.

I motivi che legano Kachupa e Slow Food sono molteplici, tutti riconducibili alla grande coerenza e convergenza di ideali, principi e obiettivi. Lo stesso nome della Band, Kachupa, è un piatto tipico africano, di Capo Verde, che mischia più ingredienti per ottenere un sapore originale e inimitabile.  La Kachupa è un piatto tipico di Capo Verde (Africa) con verdura, frutta, legumi, cereali e pesce,ingredienti poveri ma ricchi di vitamine e di vita! L’energia Kachupa nasce da questa semplice zuppa, simbolo di semplicità e di amore verso la natura. La Kachupa Folk Band nasce come band di strada, e di strada ne ha mangiata davvero tanta in giro per l’Europa! All’inizio c’era un piccolo carretto sul quale il batterista suonava cassa e pentole e il resto della band suonava intorno alla carovana! Questo carretto magico ha fatto vendere circa 5000 cd alla band in Italia e Francia. Iniziano a poco a poco ad arrivare e-mail di gente che vuole i Kachupa alle varie feste di paese, matrimoni, vendemmie e via dicendo! Così la band decide di entrare in uno studio di registrazione e fare un cd vero dal titolo “GABROVO EXPRESS”, disco molto fortunato perché dopo pochi mesi viene premiato da RADIO POPOLARE Network al MEI di Faenza come miglior disco autoprodotto del 2006. Nel maggio 2006 Gabrovo Express esce in edicola in allegato alla rivista “World Music Magasine”, l’energia Kachupa aumenta e la band inizia a suonare in prestigiosi festival e rassegne dividendo il palco con importanti artisti quali, EUGENIO BENNATO, TULLIO DE PISCOPO, MODENA CITY RAMBLERS, CASINO ROYALE , ALBANO, EUGENIO FINARDI, VINICIO CAPOSSELA, MAU MAU fino a suonare alla Notte della Taranta 2010 come vincitori del concorso “NOTE PER LA NOTTE” . Nel frattempo la Kachupa Folk band partecipa alla trasmissione “quelli che il calcio” condotta da Simona Ventura su Rai2, poi partecipa alla trasmissione “I Raccomandati” condotta da Carlo Conti su Rai 1! Nonostante i continui successi i Kachupa han continuato a fare spettacoli in strada per non perdere la magia dell’arte di strada…dove gli spettacoli diventano fiabeschi e talvolta surreali. Nel 2011 esce un disco di svolta della band, 12 brani originali che raccolgono la loro storia, i viaggi, le feste vissute. Un disco pieno di energia Kachupa, dove i testi sono rivolti alla coscienza, alla ragione a volte all’altra parte di noi stessi, senza la quale una ragione non ci sarebbe. In ottobre vincono il premio Sanremo Village 2011 e in dicembre arrivano ad essere anche vincitori di “CartaSI Area – Sanremo 2011”. Nel 2012 vengono proclamati THE ABSOLUTE 2012 vincendo il primo premio dell’ “Inedited World Music Festival” di Rimini e la collaborazione a Londra negli studi di BLUEY MAUNICK, chitarrista fondatore e produttore della band internazionale INCOGNITO. Inoltre nello stesso anno arrivano ad essere i vincitori dell’UMBRIA MEI FOLK CONTEST 2012. Un nuovo treno Kachupa è pronto per partire, toccare nuovi luoghi, culture, gente… per mescolarsi insieme e far nascere l’Energia Kachupa, un miscuglio unico e divertente di musica e magia, da mani che sudano e si consumano sui tamburi, sulle corde, sugli strumenti.

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Geddo: “Non sono mai stato qui” è il titolo del suo secondo album

Seconda prova discografica, matura ed eterogenea, per il cantautore ligure dopo le entusiastiche opinioni sul suo disco d’esordio.
Mentre “Fuori dal comune” era un album sulla comunicazione e sulle relazioni “Non sono mai stato qui” (Tomato/CNI) parla di tutto ciò che cambia e del valore dell’esperienza. Si parla di ciò che perde importanza e significato e resta forse solo proprio grazie alle canzoni. L’album è stato realizzato presso Hilary Studio a Genova dove da Marzo a Ottobre 2012 con l’aiuto di Rox Villa,Paolo Magnani, Maurizio De Palo, Dario La Forgia e Michele Savino sono state forgiate le nuove canzoni. L’ampiezza espressiva si arricchisce di nuovi linguaggi che elaborano nuove storie, sempre visibili e vivibili nella narrativa dell’autore. Si passa dall’ironia alla rabbia e al sentimento sempre con lucidità e una dose di inquietudine che ravviva ogni situazione. Il disco contiene le collaborazioni con giovani artisti di grande prospettiva come Sergio Pennavaria e Chiara Ragnini oltre che noti strumentisti come Claudio Bellato e Fabio Biale. L’album ha tempi diversi e ritmi inaspettati, imprevedibili e anche se il sentimento la fa da padrone c’è sempre un taglio originale e disincantato nell’affrontare anche le tematiche più comuni. Le canzoni sono una macchina del tempo e detengono il potere di trasportarci in luoghi della nostra memoria e delle nostre illusioni in cui riusciamo a vivere pur dovendo ammettere di non esserci mai stati veramente. “Non sono mai stato qui” è la dichiarazione di indipendenza dai luoghi e dai tempi della vita sociale. La rivendicazione del diritto a non viversi come una prigione e a liberarsi, non utilizzando la fuga, ma l’introspezione lucida ed ironica.
Il mondo di Geddo nasce negli anni 70 ad Albenga in provincia di Savona. Dopo aver vissuto tra Milano e Genova per motivi inerenti l’impiego del padre si trasferisce nella città natia dove i genitori cominciano ad occuparsi dello storico negozio di famiglia di stoffe, tappeti e oggettistica per la casa. Così tra mille strane forme e una girandola di colori la chitarra diventa ben presto l’inseparabile compagna dei suoi sfoghi adolescenziali: prolungamento emotivo e sintesi essenziale. Tornato a Genova, scopre il centro storico, i club, il mondo universitario, i centri sociali e tutto il fermento della città estremamente legato ai classici cantautori della storia genovese, trovando anche il tempo di laurearsi in Giurisprudenza. Saltuariamente torna in riviera dove fonda i Fine Cats, travolgente band di rock blues. Nel frattempo a Genova porta avanti nei club nascosti del centro storico un repertorio personale più intimo e disperato, ma saldamente ironico. La sua è comunque una carriera nata tardi e coltivata male e quando torna a vivere in riviera, finita l’esperienza universitaria, si trova a cominciare da zero in una situazione molto diversa senza punti di riferimento musicali. Riponendo le basi dei propri progetti si attiva per dare alla riviera una dignità musicale contribuendo a creare un mondo collaborando alla direzione artistica di molti locali tra cui soprattutto il mitico Ferrocarril di Imperia che prima di essere ucciso dalle solite cieche istituzioni locali grazie a Geddo farà da base per Max Manfredi, Zibba, Faso, Meyer, Menconi, Folco Orselli e ospiti anche internazionali. Geddo resta convinto che la musica sia un mondo e che vada portata avanti nei suoi aspetti veri nel suo complesso e quindi da sempre si adopera in prima persona per la promozione del talento e dell’arte con passione e impegno pari a quella utilizzati per i propri percorsi personali. Ad oggi Geddo è anche membro attivo di un’associazione culturale che organizza, tra le altre cose, un importante festival di musica e teatro che si chiama SU LA TESTA. Il 2010 lo vede fialmente incidere il primo album di canzoni dal titolo “Fuori dal comune” che raccoglie entusiastiche recensioni da tutta la stampa specializzata, che lo giudica una delle più fresche novità del panorama cantautorale ligure ed italiano. La canzone Genova ottiene una menzione speciale al premio Donida 2010 ed il singolo Ti voglio resta nella classifica di gradimento delle radio Indie per oltre 100 giorni.

www.facebook.com/davide.geddo

Davide Geddo | Gratis muziek, tourneedata, foto’s, video’s

“HOPEFULLY” è il singolo estratto da TAKING CARE, l’album di LIVIA FERRI

Livia_Ferri

Il tessuto della vita quotidiana, scomposto in istantanee che parlano la lingua del folk, del rock e del pop,

in un album d’esordio che rappresenta il punto d’arrivo di un percorso durato tre anni per la cantautrice romana.

 

TAKING CARE (BlackBackCalico Records/M.i.l.k.)  “Di molto errare e di una vita di dubbi, di coperte di Linus sempre troppo corte, di reazioni esagerate, di rime baciate evitate con sudore, di partenze, di brutte notizie, di spalle voltate e brevi bellissimi momenti” racconta Taking Care, il debut album di Livia Ferri.

“Bisogna prendersi cura di sé, e allo stesso tempo avere cura degli altri senza perdersi lungo la strada.”

Così la cantautrice romana esplora in 11 brani le sue impressioni sui rapporti tra le persone: amicizie che si trasformano in giochi di potere, la gioia inaspettata dei legami profondi, il mistero di chi riappare solo in sogno, l’inizio e la fine di una relazione, la propria immagine allo specchio. Il filo che collega tutte queste istantanee è la vita vissuta giorno per giorno, rispecchiata dalla scelta di registrare l’intero album in ambienti casalinghi, rumorosi, inadatti e, soprattutto, intimi.

 

BBC Records e M.i.l.k. ricostruiscono il concetto di etichetta discografica come contenitore di tutti gli aspetti della vita di un’artista: dalla scrittura dei brani, alla produzione dell’album, alla promozione degli eventi dal vivo.

Taking Care è il primo risultato nato sotto il segno di questa filosofia artistica, che presto coinvolgerà nuovi giovani talenti.

 

Hopefully è un pezzo che nasce con l’inizio di un rapporto. Mi capitava di sentirmi come una spettatrice della mia vita in quel periodo, e usai quella nuova relazione per ancorarmi alla realtà, per orientarmi finalmente verso quello che volevo essere. Il titolo esprime la speranza di riuscire a trovare un equilibrio, un equilibrio nuovo, stabile e che mi permettesse di vivere al meglio quella relazione. Nell’arrangiamento la protagonista è la chitarra acustica: la prima cosa che ho scritto è stato il riff, che mi venne fuori, credo, dal continuo ascolto di Ani Di Franco. Quindi abbiamo optato per degli incastri ritmici con basso e batteria, cercando di mantenere un’atmosfera sognante con l’aiuto delle parti di chitarra elettrica. Spero di essere riuscita ad esprimere tutta la tensione, la gioia e i sentimenti contrastanti che accompagnano la nascita di un rapporto, che sentivo sarebbe stato importante per me, anche se non sapevo ancora in che modo.

 

liviaferri.org      www.facebook.com/liviaferriandband     https://soundcloud.com/livia-ferri

 

Livia Ferri è nata a Roma nel 1986.

Scopre la musica ed il suo potere prodigioso durante i viaggi estivi con il resto della famiglia; la noia dei lunghissimi tragitti in auto per attraversare l’Europa ingannata solo dall’ascolto di centinaia di cassette con il walkman che non la lascia mai sola.

Al liceo muove i suoi primi difficili passi nella composizione; la solitudine si trasforma in sensibilità e presto Livia impara a conoscere la bellezza della malinconia, temi molto presenti nella sua formazione artistica. Si appassiona al folk americano e al fado e ascolta tutto quello che trova nei negozi di dischi e sul web. Il tempo, in tutte le sue sfumature concettuali, diventa presto l’argomento principale delle sue riflessioni. Finito il liceo, Livia frequenta il Saint Louis College of Music a Roma, dove continua la

ricerca di sicurezza in sé stessa, dove la vita, lentamente, cambia e comincia. Con qualche difficoltà, Livia capisce e riconosce il suo desiderio, il suo prossimo futuro: essere una songwriter. Con l’aiuto degli insegnanti, in particolare Lello Panico, nell’autunno del 2009 inizia a scrivere i primi brani; viene incoraggiata a continuare e a migliorarsi, tanto che, l’anno seguente, le affiancano una band formata da Alessandro Cinelli alla batteria, Francesco Luzzio al basso e Daniele Marcante alle chitarre.

Dopo anni di esperienze sul palco con altri progetti, nell’inverno del 2010 cominciano le prove con la nuova band, i concerti, le decisioni da prendere e dopo due anni duri, densi di eventi formativi (diploma in Songwriting nel 2011) e determinanti accaduti sul lavoro come nella vita privata, in un’estate viene registrato il debut album“Taking Care”.

Un lutto in famiglia accresce il desiderio di prendersi cura di sé e degli altri, così il bisogno di registrare di Livia viene assecondata dalla neonata etichetta BlackBackCalico. Si crea così, fortunosamente, una squadra di lavoro composta in primo luogo da Livia, la sua band e la produzione, che in un mese registra il disco in salotti, bagni, corridoi e soffitte, ospitati da amici e familiari. Il risultato è un suono pieno di ambiente, a volte impreciso, a volte evocativo e intimo, coincidente con la personalità di Livia e i temi trattati nei brani.

 

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GIULIANO GABRIELE: “TARANTELLA NOVA” è il singolo estratto da “MELODEONìA”

giuliano_gabriele

Un percorso intrinseco nel repertorio tradizionale del Sud Italia che, partendo dal ritmo battente della tarantella,  giunge alla sperimentazione world.  Alternando l’antico al moderno, la contaminazione musicale dà vita a composizioni e arrangiamenti originali, su testi tradizionali, cadenze meridionali e armonie nordeuropee.

 

Tarantella nova  Le notti si tingono dei colori di una musica incessante, scandita dai  rumori di tacchi veloci e da fugaci sguardi danzanti, fino a che, giungendo al termine, gli occhi si chiudono e la mente continua  a volteggiare. Brano d’autore dal repertorio molisano de Il Tratturo (1982). Liberamente ispirata a una notte di Calabria: “immobile fui rapito da instancabili  ballerini”.

 

Melodeonìa Profondamente radicato alla sua terra d’origine, la Ciociaria, l’autore colora di note solcando paesaggi sonori e lasciando tracce dei suoi trascorsi musicali e affettivi, filo di memoria che, come in una bourée a due tempi, segna due velocità espressive. Da un lato lo sguardo volge alla tradizione meridionale con sonorità regionali sapientemente mescolate e rinnovate da un colorito strumentale non necessariamente popolare, dall’altro i tratti europei della world music e lo stile dell’autore emergono chiaramente percepiti. Ed è forse proprio in questa dicotomia che l’organettista Gabriele snoda un percorso musicale e di vita con un canovaccio mai banale.

 

www.giulianogabriele.it

 

Inizia lo studio dell’organetto a undici anni seguendo l’esempio del bisnonno; più tardi si forma con l’ascolto e gli stage di alcuni importanti organettisti come: Marc Perrone, Riccardo Tesi, Ambrogio Sparagna, Gianni Ventola, Alessandro Parente, Norbert Pignol, Kepa Junkera, Sharon Shannon.

L’amore per la sua terra e per lo strumento, che definisce “straordinario”, lo porta ad approfondire la musica tradizionale, prima quella del Centro-Sud Italia e poi ampliando l’orizzonte verso la world music, facilitato dalle sue origini francesi.

La passione per la musica popolare lo porta a studiare le varie tecniche della zampogna, del tamburello e del canto popolare: questa formazione gli permette di potersi dedicare da subito alla composizione e all’arrangiamento dei suoi brani originali.

Le esperienze in pubblico cominciano a sedici anni con alcuni gruppi di musica popolare tra Isernia, Frosinone e l’Aquila. Nel 2007 entra a far parte dello storico gruppo molisano Il Tratturo; da qui partono le collaborazioni con i Voria, di Campobasso, i Musicisti del Basso Lazio, importante band ciociara, con Gianni Perilli, ciaramella per musicanova gli Zimbaria e Officina Zoè dal Salento, Mimmo Epifani, Valentina Ferraiuolo, una delle piu’ importanti tamburelliste italiane, con Massimo Giuntini, ulliam pipes dei Ductia e Modena City Ramblers, con il violoncellista albanese Redi Hasa, con Raffaello Simeoni voce e polistrumentista dei Novalia, con Cisco, ex voce dei Modena City Ramblers, e ancora; Ambrogio Sparagna e l’Orchestra Popolare Italiana dell’Auditorium Parco della musica di Roma, con Teresa de Sio e Enzo Avitabile, fino ad arrivare alla straordinaria collaborazione con Francesco De Gregori in occasione del tour ”vola vola vola”. In oltre si è esibito con alcuni mostri sacri del folk mondiale, come i gaiteri Hevia (Asturia) e Carlos Nuñez (Galizia).

Ha ideato il progetto Jacaranda, gruppo col quale ha partecipato ad importanti festival e rassegne come: Radici Sonore, Tarantella Power e Tradizionandu in Calabria, Festival per i Diritti Umani, Musicalmonte, Boville Etnica, Tarantelliri, Festival della Zampogna di Scapoli, Festival della zampogna di Maranola, Matese Friend Festival, 1° Maggio all’Auditorium di Roma e tanti altri. Ha tenuto concerti anche in Francia, Spagna, Irlanda, Croazia, Romania, Bosnia, Ungheria, Turchia, e Malesia portando i suoi brani originali in diversi contesti musicali.

Ha registrato per il programma Mizar (Raidue) ed è stato più volte intervistato da Radio Rai International.

Attualmente è il direttore artistico di alcuni importanti Festival folk del basso Lazio, Boville Etnica nel comune di Boville Ernica, Trantelliri, proprio nel suo paese, Castelliri e Terra di Passo Folk Festival a San Donato Val Comino.

Da anni si dedica anche all’insegnamento con corsi permanenti e stage nelle scuole di musica e associazioni culturali del centro Italia.

Nel 2011 ha esordito in teatro, in una tournée partita da Ravenna che ha toccato i teatri in pietra più importanti della Sicilia: è stato attore-musicista nella rappresentazione Pathos, la tragedia delle troiane, da Euripide a Seneca, coproduzione del Ravenna Festival, Accademia Nazionale di Danza, Festival Teatro Dei Due Mari di Tindari, per la regia di Micha van Hoecke, direttore del balletto del Teatro dell’Opera di Roma. Protagonisti dello spettacolo sono stati Lindsay Kemp e l’attrice siciliana (scomparsa proprio nel 2011) Mariella Lo Giudice. Recentemente ha partecipato al “memorial Mariella lo Giudice” insieme ad artisti come Nicola Piovani, Alfio Antico, Lello Arena, presentato da Pippo Baudo.

 

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LUNAPENTE : START è l’album d’esordio da cui è estratto il singolo LA DONNA CHE NON C’ERA

Lunapente

“La Donna che non c’era” è sicuramente uno dei pezzi chiave del disco.

Ci sono pochi eventi in grado di cambiare radicalmente la visione della vita di ognuno di noi, e la nascita di un figlio è probabilmente tra le più importanti.

Improvvisamente diventi più forte, trovi energie che mai avresti pensato di avere, ti accorgi che anche le cose che  credevi di conoscere hanno un odore diverso…

Ma la verità è semplicemente che non esistono ancora parole adatte a descrivere eventi di questo tipo e di fronte a pezzi come questo, così intimi e personali, neanche descrizioni adatte a farne comprendere il senso.

Puoi solo ascoltare e tentare di capire.

 

Start è il primo lavoro discografico dei Lunapente, duo romano formatosi nel 2009 dall’incontro artistico di Maurizio De Vincentiis, testi e voce, ed Alessandro Federici, chitarre e synth, entrambi provenienti da esperienze musicali e professionali diverse e distanti tra loro.

Start è il risultato di uno scontro, lo scontro di questi due universi, l’evento ultimo che ha portato in tre anni di lavoro a ciò che ci viene oggi proposto sotto l’ala protettrice della Interbeat Records.

Start è un disco complesso, un disco probabilmente molto più coraggioso di quanto appare, che ha la pretesa di volerci prendere per mano e con gentilezza, ma anche con qualche strattone che a volte non guasta…, farci mettere il viso oltre “il muro” mostrandoci gli enormi spazi che molte volte non riusciamo a scorgere attraverso i consueti canali mediatici.

Start è un universo dove è molto, molto forte la gravità, dove chitarre massive e distorte piegano lo spazio-tempo nel tentativo di abbattere proprio quel muro che ci separa dall’altrove sonoro mai svelato, quel luogo nel quale melodie binarie e rarefatte, rosse e magenta, ci avvolgono e ci bagnano come radiazioni di fondo e dove chiunque si troverà presto immerso e perso una volta esposto.

Lo stampo decisamente rock, a tratti oscuro e potente,  svela in realtà un’anima romantica e familiare,

che affonda le proprie origini nella cultura musicale comunque intimamente italiana.

Un disco coraggioso, dicevamo…Start è dedicato al viaggio e ai viaggiatori.

Anche il design e l’artwork  riflettono queste suggestioni; vi sono elementi che riferiscono continuamente l’essenza di chi si appresta a compiere un tragitto più o meno lungo, tracce di chi è appena tornato o di chi è perennemente in transito incurante della meta da raggiungere perché tanto è uguale.

Start è il tentativo di cogliere l’aspetto che contraddistingue ognuno di questi nove viaggi, tante sono le tracce che vengono proposte; e cioè che la cosa più importante di ogni viaggio non è il luogo d’origine, ne tanto meno quello di destinazione, e neanche il mezzo che scegli per muoverti.

La cosa più importante di ogni viaggio è il viaggio stesso, e tutto quello che sta in mezzo.

La gravità, dicevamo…

Inizialmente il titolo originale era Diari da Altroverso, dalla traccia n° 9 che rappresenta pienamente il centro gravitazionale attorno al quale ruota artisticamente tutto il disco.

E diventa Start nel momento in cui, per un infinito istante nello spazio e nel tempo, emerge la scoperta cartesiana del ritorno, della casa, del luogo dal quale ogni volta partire e al quale ogni volta fare ritorn

Start è una teoria sul vuoto e sui mille modi per riempirlo.

Start è una teoria sul silenzio e sui mille modi per infrangerlo

 

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