NOÀIS: la band astigiana esce con il singolo SUDATO E FRAGILE dal loro primo album LANTERNE

Una canzone che nasce alle prime ore dell’alba, in una città che vive il momento di passaggio fra chi sta andando finalmente a dormire e chi, invece, si sveglia per andare a lavorare.

Sudato e Fragile è la traccia che, non a caso, chiude il cd. L’ultima lanterna, quella che lascia una coda dietro di se, una scia di speranza, nonostante la solitudine che l’ha partorita. C’è una fatica, un desiderio di altrove, che portano a sudare e ad affaticarsi. La fragilità. Mai una forza come in questo caso. Il coraggio di amarsi dicendoselo, che potrebbe essere l’unica speranza di salvezza. Incroci caleidoscopici, insegne al neon, la fermata di un bus dalla pancia enorme, fumi di spacciatori ed ebbrezza da vinaccia.

Così è più facile, da buttare via.

LANTERNE, il disco. Sono fughe dal buio, piccole scie nell’oscurità che sostituiscono le stelle nelle notti in cui il cielo si nasconde all’Uomo. Sono fiamme diseguali che ardono al riparo dal vento, luci di lampare per attirare i pesci più coraggiosi, tinte calde da osteria in un torpore da ubriacatura; sono ceri in gabbia per preghiere laiche, insegne di locali dai neon consumati, lumi che resistono alla pioggia per piegarsi nuovamente al sole,quando torna a bruciare la terra nel cerchio della festa del paese. Le lanterne sono l’inizio del viaggio, le compagne di mille perigli. Illuminano le stanze più buie e non c’è modo di ringraziarle, se non continuando a seguirle.

“Noàis è una richiesta garbata di servire le cose senza diluirle perché non ha più senso farlo. Senza ghiaccio per gli intenditori, senza senso per tutti gli altri. Un insieme di istantanee e impressioni che fissano storie comuni, come comuni sono le musiche che le accompagnano. Il viaggio più che un senso diventa una scusa per non star fermi e ciò che resta è: canzoni per chiedere scusa e ringraziare, ballate d’amore e dis-amore, parole di rabbia e speranza. Senza pretese, senza meta, non vuoti a rendere ma vuoti a perdere. Per poi ritrovarsi.”

La Stampa (29/08/2013)

Noàis è un progetto che nasce, senza nome né precisa collocazione, nel maggio 2012 dalla mente di Jacopo Perosino che, ai tempi, scriveva e componeva canzoni per voce e chitarra, esibendosi principalmente come solista. La voglia di confrontarsi e far evolvere il progetto con un’impronta musicale più accentuata e ricercata, lo porta a ricercare compagni di viaggio che condividessero con lui il desiderio di raccontare storie in musica. Il primo a rispondere all’appello è Roberto Musso, bassista e percussionista con importanti esperienze alle spalle. Dopo di lui è la volta di Paolo Penna, eclettico chitarrista, figlio di una vecchia conoscenza di Roberto: Vincenzo “Piuma” Penna. Paolo diventerà chitarrista e arrangiatore del progetto e Piuma fonico ufficiale. Lo studio di registrazione di casa Penna, l’Archensiel Studio, sarà da lì in poi il covo dei futuri Noàis. L’estate del 2012 porta con se due nuovi arrivi tra le fila del progetto: Simone Torchio prima e Luisa Avidano subito dopo. Bassista e grafico il primo, violinista la seconda, accettano di buon grado la sfida che si presentava: un progetto di cantautorato che suonasse come tutte le influenze ereditate dalle esperienze precedenti dei suoi componenti: folk, rock, blues, musica classica, musiche popolari del bacino del Mediterraneo e del nord Europa, klezmer.

Decidono che il nome del progetto sarebbe stato Noàis, perché, riportando le parole di una loro recente intervista, “Noàis, plasmato dall’ inglese No Ice (senza ghiaccio, liscio), oltre che a essere un buon modo per gustare il whiskey, rappresenta buona parte del nostro modo di intendere la vita e, di conseguenza, anche la musica; è un nome corto e difficile da scrivere in modo corretto. Vi ci siamo rispecchiati fin dal primo momento”.

Dopo un debutto di fuoco nel cortile di Palazzo Ottolenghi nell’agosto 2013, un risultato inaspettato: circa 400 persone che transitano, si fermano, ascoltano, ballano, sudano, insomma si divertono assieme a loro, decidono di inserire un batterista di ruolo, lasciando Roberto Musso libero di occuparsi di rumori e percussioni. Arriva quindi Michele Cocciardo, giovane batterista con già esperienze importanti alle spalle sulla scena milanese, che si cala da subito nelle atmosfere a volte scanzonate, a volte

impegnate, a tratti oniriche, del progetto. Nel 2014 esce il primo disco autoprodotto: “Lanterne”, un insieme di sette pezzi che raccolgono i frutti di due anni di lavoro; masterizzato presso gli studi di Punto Rec Studios di Torino da Fabrizio Argiolas e stabilmente inserito nel loro catalogo editoriale. Di recente si è unita alla carovana la giovanissima Maria Rita Lo Destro in qualità di vocalist femminile.

I Noàis sono:

Jacopo Perosino Voce, chitarra acustica, piano, ukulele, penny whistle, tamburello

Paolo Penna Chitarra elettrica, chitarra acustica

Luisa Avidano Violino

Simone Torchio Basso, scacciapensieri

Michele Cocciardo Batteria, Cajon

Roberto Musso Percussioni, rumori, tamburelli, bodhran

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